Ogni volta che sentiamo la parola giullare, derivata dal latino ioculator, -oris (buffone, burlone), ci viene subito in mente un ciarlatano che salta e canta, vestito di mille colori e forse un po’ troppo strambo e, per questo, da evitare. Una figura che non sappiamo se connotare in senso positivo o negativo, ossia come un giocherellone bonario oppure un dispettoso folletto. Questa ambiguità del giullare, che primeggia nell’immaginario collettivo, è da far risalire a molti secoli fa.

I giullari potrebbero essere definiti come i discendenti diretti degli histriones, ossia gli attori del teatro dell’antica Roma; teatro che si distingueva per il suo carattere estremamente vivace, esasperato quasi (pensiamo all’atellana o alle commedie di Plauto), tanto che col passare del tempo fino ad oggi la parola istrione si usa per definire una persona in senso dispregiativo, poiché esagerata nei modi di fare, ai limiti dell’ipocrisia.
Ebbene, i giullari ereditano questa “vivacità” dell’istrione romano e la portano avanti nel corso del Medioevo. Si tratta di cantastorie nomadi che viaggiano di città in città, esibendosi nelle piazze o, nei casi migliori, presso le corti dei signori che li ospitano e ricompensano per le loro performance di intrattenimento. Recitano poesie d’amore e, a partire del X secolo, anche canzoni di gesta e le poesie dei trovatori. Il loro arrivo in città è annunciato dal suono dei campanelli appesi al cappello e dello strumento musicale da cui sono accompagnati nelle loro esibizioni; sono ben distinguibili tra la folla grazie al costume colorato, spesso diviso in fasce verticali che si alternano in due colori diversi.
Siamo nei primi secoli del Medioevo, e il giullare sembra essere l’unica eredità rimasta del teatro romano. Proprio per questo motivo la Chiesa promosse, con una certa intenstità, quel processo che potremmo definire di damnatio memoriae, ossia di annientamento totale di qualsiasi ricordo e attività legata al teatro classico, considerato come una forma di paganesimo, e dunque di eresia, da dover eliminare completamente. I giullari erano visti come figure completamente estranee alla cultura e ai principi cattolici: erano girovaghi e vagabondi, uomini senza famiglia e privi di quella stabilità e ordine che la morale cattolica si aspettava dai suoi fedeli; lo stesso abbigliamento li rendeva estranei alla sobrietà del “buon cristiano”; le maschere che indossavano li presentavano mostruosi e irriconoscibili e la licenziosità delle loro esibizioni li rendeva delle figure minacciose e peccaminose, dedite alle passioni e dunque folli, pazze, vicine al diavolo.

La Chiesa cattolica fu molto dura contro l’arte giullaresca così come lo fu contro ogni forma di teatro, l’attività pagana per eccellenza. Ma questo accadde prevalentemente durante l’Alto medioevo. Se, infatti, durante i primi secoli dell’”età di mezzo” la Chiesa si impegnò nella già citata damnatio memoriae, a partire dei secoli del Basso Medioevo, e in particolare tra il ‘200 e ‘300, tentò di portare avanti un’opera di conciliazione: se non era stato possibile eliminare queste forme di intrattenimento, poiché nonostante fossero stati messi al bando, i giullari continuarono nelle loro esibizioni, tanto valeva provare a utilizzarle a proprio vantaggio, cercando di spingere i giullari a portare in scena spettacoli che promuovessero i valori della morale cattolica. Si trattò di una vera e propria strumentalizzazione della loro arte. In questo stesso contesto, non vanno dimenticate le sacre rappresentazioni che pure ebbero una grande fortuna e dimostrano quanto la Chiesa cambiò atteggiamento nei confronti dell’attività teatrale.
In definitiva, si può dire le l’arte giullaresca abbia subito, nel corso dei secoli, una trasformazione portata avanti dalla Chiesa cattolica e, più in generale, dall’evoluzione della cultura letteraria e teatrale nel corso dell’età moderna. Il ruolo che tuttavia ebbe la Chiesa nella connotazione successiva del giullare è comunque centrale: anche oggi lo si immagina come una sorta di figura leggendaria, maligna e dispettosa, ai margini della società perché diversa. E per alcuni, forse, è proprio per questo che risulta così affascinante.
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