Nel cuore del deserto del Namib orientale, uno dei luoghi più antichi e aridi del pianeta, si estende un paesaggio che da decenni affascina scienziati, viaggiatori e curiosi. Le praterie aride sono punteggiate da migliaia di cerchi perfettamente delineati, privi di vegetazione al centro e circondati da un anello di erba più alta e rigogliosa. Queste formazioni, note come cerchi delle fate, sembrano disegnate con precisione geometrica e distribuite a distanze sorprendentemente regolari, come se fossero il risultato di un progetto intenzionale.

Per molto tempo, la loro origine è rimasta avvolta nel mistero. Le immagini satellitari e le riprese con i droni hanno mostrato distese immense crivellate da questi dischi di terra nuda, alimentando interrogativi sempre più profondi su come la natura potesse produrre un fenomeno tanto ordinato in un ambiente così ostile.
Tra miti, alieni e ipotesi scientifiche
L’assenza di una spiegazione chiara ha lasciato spazio alle interpretazioni più disparate. Alcuni hanno ipotizzato l’intervento di gas tossici provenienti dal sottosuolo, capaci di sterminare la vegetazione in superficie. Altri hanno parlato di funghi, microrganismi o radici in grado di rilasciare sostanze sterilizzanti nel terreno. Non sono mancate teorie più fantasiose, che hanno tirato in ballo test nucleari segreti o addirittura l’atterraggio di navicelle aliene nel deserto africano.
Accanto a queste congetture, la comunità scientifica ha lavorato per decenni su spiegazioni più plausibili. Una delle ipotesi più discusse è stata quella dell’autoregolazione della vegetazione, secondo cui le piante, competendo per l’acqua estremamente scarsa, finirebbero per creare spontaneamente chiazze prive di vita. Secondo questo modello, l’acqua si sposterebbe orizzontalmente nel suolo sabbioso, favorendo alcune piante e condannandone altre.
La svolta: le termiti della sabbia
Una svolta decisiva è arrivata grazie al lavoro del biologo Norbert Jürgens e del geologo Alexander Gröngröft dell’Università di Amburgo. Nel loro studio, intitolato “Sand termite herbivory causes Namibia’s fairy circles”, i ricercatori hanno dimostrato che la vera causa dei cerchi delle fate in Namibia è da attribuire alle termiti della sabbia del genere Psammotermes.
Questi insetti vivono completamente nascosti nel sottosuolo e si nutrono delle radici delle piante presenti nei terreni sabbiosi. Eliminando la vegetazione in aree circolari ben definite, le termiti creano zone di suolo nudo che hanno una caratteristica fondamentale: la capacità di trattenere l’umidità più a lungo dopo le rare piogge. In un ambiente dove l’acqua è la risorsa più preziosa, questo meccanismo garantisce alle colonie un enorme vantaggio di sopravvivenza.
Perché l’ipotesi dell’autoregolazione non regge
Le misurazioni idrologiche condotte da Gröngröft hanno avuto un ruolo chiave nel risolvere il dibattito. Gli esperimenti di laboratorio sulla sabbia del deserto hanno dimostrato che l’acqua non può fisicamente spostarsi orizzontalmente per diversi metri in pochi giorni, come previsto dalla teoria dell’autoregolazione delle piante. Questo semplice ma decisivo dato fisico ha permesso di confutare una delle ipotesi più accreditate degli ultimi anni.
Secondo Jürgens, la fisica del suolo sabbioso rende impossibile il meccanismo ipotizzato dai sostenitori dell’autoregolazione. Al contrario, l’attività delle termiti spiega in modo coerente sia la forma dei cerchi sia la loro regolare distribuzione nello spazio.

Le prove sul campo e la conferma definitiva
Le osservazioni sul campo hanno rafforzato ulteriormente questa conclusione. Le termiti della sabbia sono state individuate in oltre 1.700 cerchi delle fate distribuiti tra Namibia, Angola e Sudafrica. Una presenza così sistematica non può essere casuale e rappresenta una prova solida del loro ruolo nella formazione del fenomeno.
Parallelamente, una ricerca pubblicata sulla rivista Nature e condotta da un’équipe dell’Università di Princeton guidata dalla biologa Corina Tarnita ha mostrato come l’interazione tra insetti e piante sia centrale nella creazione di questi paesaggi. Secondo questo approccio, i cerchi delle fate nascono da un delicato equilibrio tra la competizione delle termiti nel sottosuolo e la risposta della vegetazione in superficie, dando origine a un processo di auto-organizzazione ecologica.
Un mistero spiegato, ma non meno affascinante
Oggi possiamo dire che il mistero dei cerchi delle fate è stato in gran parte risolto. Non si tratta di alieni né di forze sconosciute, ma del risultato sorprendente dell’attività di piccoli insetti perfettamente adattati a uno degli ambienti più estremi della Terra. Eppure, la spiegazione scientifica non ha scalfito il fascino di questo paesaggio unico.

Nel deserto del Namib, migliaia di cerchi continuano a disegnare un mosaico ipnotico visibile persino dallo spazio. Anche sapendo che sono opera delle termiti, molti continuano a chiamarli cerchi delle fate, un nome che conserva intatto il senso di meraviglia davanti alla straordinaria capacità della natura di creare ordine, bellezza e mistero dove meno ce lo aspettiamo.
Fonte: https://www.greenme.it/ambiente/natura/risolto-il-mistero-dei-cerchi-delle-fate-in-namibia/






