Tra le nevi e le pareti rocciose del Parco Nazionale dello Stelvio è riemersa una storia antichissima, rimasta nascosta per oltre 200 milioni di anni. Migliaia di orme fossili, impresse nel fango da dinosauri erbivori nel Triassico superiore, oggi affiorano su pareti di dolomia quasi verticali, a quote che raggiungono i 2.500 e in alcuni casi i 3.000 metri. È una scoperta straordinaria, definita dagli esperti come la più grande “valle dei dinosauri” delle Alpi e una delle più importanti al mondo per estensione e stato di conservazione.

Quando la Valtellina era una pianura tropicale
Per comprendere il valore di queste orme bisogna tornare indietro nel tempo, a circa 210 milioni di anni fa. All’epoca, il paesaggio dello Stelvio non aveva nulla a che vedere con le montagne che conosciamo oggi. Al posto delle vette e dei ghiacciai si estendeva una vasta pianura costiera affacciata sulle acque calde dell’Oceano Tetide. Era un ambiente tropicale, caratterizzato da piane di marea fangose, perfette per registrare il passaggio di grandi animali. Solo molto più tardi, con la formazione delle Alpi, quelle superfici si sono inclinate e sollevate, trasformandosi nelle pareti rocciose che oggi custodiscono le impronte.
Le orme dei grandi erbivori del Triassico
Le tracce rinvenute appartengono con ogni probabilità a dinosauri prosauropodi, erbivori dal collo lungo considerati gli antenati dei giganteschi sauropodi del Giurassico. Animali robusti, lunghi fino a dieci metri e pesanti diverse tonnellate, che lasciavano impronte larghe anche quaranta centimetri. In molti casi sono ancora visibili le dita e gli artigli, un dettaglio rarissimo. Le piste si estendono per chilometri lungo sette crinali diversi e in alcuni punti raggiungono una densità impressionante, con più orme concentrate in pochi metri quadrati.


Sellosaurus gracilis ), Autore: Nobu Tamura
Tracce che raccontano la vita sociale dei dinosauri
Queste orme non sono solo spettacolari dal punto di vista visivo, ma raccontano anche una storia di comportamento. Le piste parallele suggeriscono che i dinosauri si muovessero in branchi, avanzando in modo sincronizzato lungo le rive dell’antica piattaforma carbonatica. In alcune aree, la disposizione circolare delle impronte fa pensare a comportamenti più complessi, forse legati alla difesa del gruppo o alla protezione dei piccoli. È una finestra rarissima sulla socialità dei primi grandi dinosauri europei.

Una scoperta nata quasi per caso
La riscoperta della valle dei dinosauri ha qualcosa di romanzesco. Il primo indizio è stato individuato da un’escursionista, Claudia Steffensen, lungo un sentiero della Val d’Ambria. Poco dopo, il fotografo naturalista Elio Della Ferrera ha notato altre impronte sulle pareti scoscese della Valle di Fraele, osservandole con il binocolo durante un’escursione. Le fotografie inviate agli esperti hanno avviato le verifiche scientifiche, coordinate dal Museo di Storia Naturale di Milano, che hanno confermato l’eccezionale importanza del sito.
Un patrimonio scientifico destinato a durare decenni
Lo studio di questa valle richiederà moltissimo tempo. Le pareti che ospitano le orme sono difficilmente accessibili e non esistono sentieri diretti. Per questo i ricercatori utilizzeranno droni, tecnologie di telerilevamento e mappature digitali. Il sito si inserisce inoltre in un contesto geologico ancora più antico, con lastre di arenaria che conservano ecosistemi risalenti al Permiano, circa 280 milioni di anni fa. Una storia lunghissima, rimasta sepolta tra le rocce dello Stelvio, che oggi riaffiora grazie a uno sguardo attento e al lento ritiro dei ghiacci.
Fonte: https://storiecuriose.it/scienza-e-misteri/tra-le-nevi-dello-stelvio-e-riemersa-la-valle-dei-dinosauri-le-orme-risalgono-a-oltre-200-milioni-di-anni-fa/






