Quando si pensa alla vita degli astronauti, la mente corre subito alle straordinarie esperienze rese possibili dall’assenza di gravità, alle viste mozzafiato della Terra dallo spazio e alle tecnologie futuristiche delle navicelle. Ma dietro il fascino di questa esistenza eccezionale si celano sfide quotidiane che per noi sono cose da nulla: una di queste è farsi la doccia.
L’acqua non cade dall’alto: ecco come fanno gli astronauti a lavarsi
Mantenere l’igiene personale in un ambiente così ostile non deve essere semplice. E infatti, non lo è. Senza la forza di gravità a dirigere il flusso dell’acqua, lavarsi diventa un’impresa titanica.
Nelle prime missioni spaziali degli anni ’60, gli astronauti dovevano arrangiarsi con metodi rudimentali, utilizzando asciugamani e saponi speciali. Una soluzione primitiva, ma che tuttavia permetteva loro di mantenere un livello accettabile di pulizia.
Con il lancio di Skylab, la prima stazione spaziale americana, si tentò di migliorare la situazione installando una doccia improvvisata che potete vedere qui sotto. Un cilindro con una tenda da chiudere intorno all’astronauta, dove l’acqua veniva spruzzata da una bottiglia pressurizzata ad azoto. Ma il sistema si rivelò così macchinoso da richiedere oltre due ore per una singola doccia.

Più passa il tempo è più ci si aspetta soluzioni tecnologiche, futuristiche e iper funzionali. E invece no.
Oggi, sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), si è tornati a un approccio più semplice. Gli astronauti si lavano con asciugamani umidi e saponi che non richiedono risciacquo, evitando il caos delle goccioline fluttuanti. Per i capelli, shampoo speciali che non necessitano di essere sciacquati via. Una soluzione pragmatica, anche se lontana dal comfort di una vera doccia.
Ma la gestione dell’acqua sulla ISS non si limita all’igiene personale. In un ambiente dove ogni risorsa è preziosa, anche il più piccolo spreco va evitato. Ecco perché la stazione è dotata di un sofisticato sistema di riciclo che recupera e purifica ogni liquido disponibile, dal sudore all’umidità corporea, fino all’urina stessa degli astronauti.
Un processo che permette di riutilizzare circa l’80% dell’acqua a bordo, riducendo drasticamente la dipendenza dai rifornimenti terrestri.
C’è comunque da dire che l’assenza di gravità non risparmia agli astronauti altri inconvenienti. Il sudore, invece di scivolare via, si accumula sulla pelle in goccioloni appiccicosi, formando a volte bolle che fluttuano liberamente nella cabina.
E nonostante gli sforzi per mantenere un’igiene impeccabile, l’aria all’interno della ISS non è certo un concentrato di fragranze. Gli spazi angusti e la presenza costante di persone generano un mix di odori che spazia dal disinfettante alla spazzatura, dalla polvere da sparo al sudore.
Pensate che durante le prime missioni, gli astronauti trascorrevano giorni interi senza cambiarsi, impregnando i propri vestiti e persino le navicelle di un tanfo assurdo. Pensate quando, arrivati sulla Terra, aprivano il portellone!