Per molti sono semplicemente gli abitanti più comuni delle piazze cittadine. Li vediamo ogni giorno senza prestarci troppa attenzione, spesso considerandoli animali invadenti o poco interessanti. Eppure dietro ai piccioni si nasconde una storia affascinante, fatta di migliaia di anni di convivenza con l’essere umano e di un rapporto che potrebbe essere nato molto prima di quanto gli studiosi abbiano creduto fino a oggi.

Le ricerche archeologiche degli ultimi anni stanno infatti offrendo una prospettiva completamente nuova. Secondo alcuni studi, questi uccelli potrebbero essere stati tra i primissimi animali ad instaurare una relazione stabile con le comunità umane, anticipando persino molte forme di allevamento organizzato ed addomesticamento.
La scoperta archeologica che cambia prospettiva
Un nuovo studio archeologico dell’ universitá di Groningen, condotto a Cipro, suggerisce che i piccioni abbiano iniziato a vivere a stretto contatto con l’uomo già nell’Età del Bronzo, intorno al 1400 a.C., quasi mille anni prima di quanto si pensasse. Si riteneva infatti che il loro addomesticamento avesse avuto inizio in un sito archeologico della Grecia ellenistica, datato tra il 323 e il 265 a.C.
Analizzando però i resti di piccioni trovati nell’antica città di Hala Sultan Tekke, i ricercatori hanno scoperto che questi uccelli avevano un’alimentazione molto simile a quella degli abitanti del luogo. Questo fa pensare che fossero già addomesticati, o in fase di domesticazione, grazie alla convivenza con le persone. La scoperta cambia le conoscenze sulle origini del rapporto tra uomo e piccione e indica Cipro come uno dei luoghi in cui potrebbe essere iniziata la loro domesticazione.
Una domesticazione differente dalle altre
Quando si pensa agli animali domestici vengono subito in mente cani, gatti, galline, pecore, capre, bovini… In quasi tutti questi casi è stato l’essere umano a selezionare gli animali più docili, allevandoli nel corso delle generazioni. Con i piccioni, invece, il processo potrebbe essere stato molto più naturale.

Gli studiosi parlano di una sorta di “auto-domesticazione”. Gli esemplari meno diffidenti trovavano vantaggioso vivere vicino ai villaggi, dove il cibo era abbondante e i predatori meno numerosi. Generazione dopo generazione questa vicinanza avrebbe modificato il comportamento della specie senza un intervento diretto da parte dell’uomo. È un fenomeno già osservato anche in altri animali selvatici e dimostra come la domesticazione non sia sempre il risultato di una scelta intenzionale.
Perché i villaggi preistorici erano perfetti
L’accumulo di cereali, semi e scarti alimentari rappresentava una fonte di cibo estremamente facile da reperire. Per questi uccelli, capaci di adattarsi rapidamente ai cambiamenti ambientali, i villaggi preistorici divennero un habitat ideale. I primi insediamenti agricoli offrivano condizioni quasi ideali. I cereali immagazzinati attiravano numerosi uccelli granivori, mentre le abitazioni in pietra riproducevano un ambiente molto simile alle pareti rocciose dove il colombo selvatico era abituato a nidificare. Questa combinazione trasformò i villaggi in una sorta di rifugio naturale.

Con il passare del tempo i piccioni iniziarono a costruire i nidi sempre più vicino alle abitazioni umane, riducendo progressivamente la distanza dagli uomini. Non si trattava ancora di allevamento nel senso moderno del termine, ma di una convivenza che avrebbe gettato le basi per il rapporto instaurato nei millenni successivi.
Da semplici vicini a preziosi alleati
Quando questa relazione divenne stabile, le comunità iniziarono a comprendere il valore dei piccioni. Oltre a rappresentare una fonte occasionale di cibo, questi uccelli producevano un guano ricco di sostanze nutritive, particolarmente utile per fertilizzare i campi coltivati. Successivamente emerse un’altra qualità straordinaria: la capacità di ritrovare sempre la strada verso il proprio nido.
Fu questa caratteristica a trasformarli nei celebri piccioni viaggiatori, utilizzati per secoli come mezzo di comunicazione rapido e affidabile. Dall’antico Egitto all’Impero Romano, fino alle guerre del Novecento, questi animali hanno trasportato messaggi fondamentali, contribuendo persino a salvare vite umane in situazioni estreme.
Una capacità di orientamento ancora oggi sorprendente
Tra gli aspetti più affascinanti dei piccioni rimane il loro incredibile senso dell’orientamento. La scienza continua a studiare il motivo per cui riescano a percorrere centinaia di chilometri ritrovando con precisione il luogo di partenza. Secondo le ricerche più accreditate, utilizzano una combinazione di punti di riferimento visivi, posizione del Sole, odori trasportati dal vento e perfino il campo magnetico terrestre. Questa straordinaria abilità li ha resi indispensabili per migliaia di anni, molto prima dell’invenzione del telegrafo, del telefono e di Internet.

Da simbolo di pace ad abitante delle città
Nel corso della storia il ruolo dei piccioni è cambiato profondamente. Sono stati considerati animali sacri, simboli religiosi, strumenti di comunicazione e preziosi alleati dell’uomo. Con l’espansione delle città moderne hanno trovato un ambiente perfetto in cui vivere, adattandosi con sorprendente facilità agli edifici, ai ponti e ai monumenti. Oggi la loro presenza è così comune da renderli quasi invisibili ai nostri occhi, ma dietro ogni stormo si nasconde una lunga storia evolutiva condivisa con l’umanità.
Fonte: https://www.storicang.it/a/e-se-i-piccioni-fossero-stati-i-nostri-primi-alleati-ritrovamento-cambia-storia-di-questi-uccelli_18190?shem=dsdf,sharefoc,agadiscoversdl,,sh/x/discover/m1/4






