La terza stagione di Record of Ragnarok è arrivata su Netflix, e l’anime continua a fare esattamente quello che promette: divinità e umani che si prendono a schiaffi come se fosse l’ultima cosa che fanno… Ah no, in realtà è proprio così. Nessuna pretesa letteraria, nessun rispetto filologico per i miti. Solo puro, sfrontato intrattenimento. Eppure piace tanto.
Record of Ragnarok: quando uomini e divinità si massacrano e noi siamo divertiti
La premessa di quest’opera (che nasce da un manga) è tanto semplice quanto assurda: tutti i pantheon esistono contemporaneamente e convivono nel Valhalla. Un giorno gli dei decidono che l’umanità va cancellata. L’unica a opporsi è Brunhilde, capo delle Valchirie, che invoca il temutissimo Ragnarok: tredici duelli uno contro uno tra dei e umani. Chi perde muore per sempre, chi vince la maggioranza decide il destino della nostra specie.
A rendere possibili questi scontri c’è il völundr, una trovata narrativa efficacissima: le Valchirie si fondono con un combattente umano trasformandosi in un’arma capace di ferire le divinità. E forse sta in questo la genialità: il tutto non chiede di essere credibile, chiede solo di funzionare. E funziona eccome!
I miti qui sono solamente pretesto per mettere in scena delle ottime animazioni di lotta, la coerenza narrativa praticamente non esiste. Le divinità sono delle caricature fondamentalmente, reinterpretate con vaga aderenza alle fonti originali e immerse in un’estetica bizzarra, metà futuristica e metà steampunk. Senza fare spoiler, Jack the Ripper e Nikola Tesla stupendi nella loro caratterizzazione.
Ogni personaggio è personalizzato fino all’eccesso: aspetto assurdo all’inverosimile, al limite del grottesco, lunghi flashback enfatici che raccontano vite, tragedie e ossessioni. Spesso sembrano interminabili, eppure a volte (ed è qui il trucco) funzionano davvero. Sempre senza fare spoiler, la storia di Buddha è veramente strappalacrime.
L’opera è assolutamente coinvolgente perché ha il mix perfetto (sebbene ad un occhio un po’ criticone potrebbe dar fastidio) di combattimenti e qualcosa da raccontare. Gli umani, ad esempio, nel raccontare la loro storia vogliono dimostrare qualcosa al mondo che assiste sugli spalti o addirittura dimostrare qualcosa a loro stessi. Dall’altra parte, gli dei (non tutti) vogliono vedere se davvero gli umani sono superiori… Quelli che non lo fanno vogliono solo schiacciare miseramente questi ultimi.
Le sconfitte pesano: capita che un umano perda quando sembrava destinato a vincere, capita che un dio sconfitto si riveli una figura nobile e tragica. E in entrambi i casi, sorprendentemente, dispiace.
Ma quali figure ci sono? Gli dei, che erano quelli più facili in effetti, li tralasciamo. Sono gli umani i più riusciti. Il leggendario guerriero cinese Lu Bu, il primo degli uomini Adamo (che darà filo da torcere a Zeus, il primo degli dei), Jack lo Squartatore, Buddha, il primo re cinese Qin Shi Huang, Nikola Tesla e addirittura Leonida.
Insomma, un’opera senza pretese se cercate la storia ma veramente coinvolgente se volete saltare sul divano per i colpi di scena.






