Vibo Valentia, scoperta una piscina romana nel quartiere Sant’Aloe

Una straordinaria scoperta archeologica nel cuore di Vibo Valentia

La recente scoperta di una piscina romana nel quartiere Sant’Aloe rappresenta uno dei ritrovamenti archeologici più importanti degli ultimi anni a Vibo Valentia. Emersa durante i lavori di adeguamento sismico della scuola “P. E. Murmura”, la struttura conferma l’eccezionale valore storico di un’area che da decenni continua a restituire testimonianze fondamentali per la conoscenza dell’antica Valentia romana. Le indagini archeologiche hanno infatti portato alla luce ambienti monumentali appartenenti a un vasto complesso termale risalente a un periodo compreso tra la tarda età repubblicana e quella imperiale romana.

La natatio romana e il complesso termale di Sant’Aloe

L’elemento più significativo emerso dagli scavi è una grande vasca destinata ai bagni freddi, identificata dagli archeologi come una possibile natatio. Nelle terme romane, la natatio era una piscina scoperta utilizzata per il nuoto e per il relax dopo i percorsi termali.

L’immagine “File:Bath – Le terme romane – panoramio.jpg” di giomodica è rilasciata sotto licenza CC BY 3.0. Per visualizzare una copia di questa licenza, visita https://creativecommons.org/licenses/by/3.0/?ref=openverse.

La struttura rinvenuta a Sant’Aloe era rivestita da preziosi marmi policromi e inserita in un contesto architettonico di grande prestigio, caratterizzato dalla presenza di nicchie decorative, colonne e statue marmoree. Questi dettagli testimoniano il livello di raffinatezza raggiunto dalla città durante il periodo di massimo splendore dell’età romana. Le analisi condotte dagli specialisti indicano che il complesso termale faceva parte di un importante settore urbano del municipium romano di Vibo Valentia, contribuendo a delineare un quadro sempre più preciso dell’organizzazione della città antica. 

Sant’Aloe, un quartiere che custodisce secoli di storia

L’area di Sant’Aloe non è nuova a ritrovamenti di grande interesse. Già negli anni Settanta erano stati scoperti resti di domus romane, mosaici policromi, edifici pubblici e strutture termali che permisero agli studiosi di identificare un intero quartiere appartenente alla Valentia romana. Le nuove evidenze archeologiche sembrano rappresentare la naturale prosecuzione di quel tessuto urbano, ampliando la conoscenza di un insediamento che si sviluppò tra il II secolo a.C. e il III secolo d.C.

“File:Fordongianus – Terme romane (18).JPG” di Gianni Careddu è concesso in licenza CC BY-SA 3.0. Per visualizzare una copia di questa licenza, visita https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/?ref=openverse.

Le strutture rinvenute confermano inoltre la continuità abitativa dell’area, che presenta testimonianze risalenti anche all’epoca greca e a fasi altomedievali. Questo rende Sant’Aloe uno dei contesti archeologici più importanti della Calabria, capace di raccontare oltre mille anni di storia urbana.

La statua di Artemide e i reperti recuperati

Tra i reperti più prestigiosi recuperati durante la campagna di scavo spicca una raffinata statua marmorea della dea Artemide. L’opera, probabilmente parte dell’apparato decorativo della piscina o dell’intero complesso termale, è stata trasferita al Museo Archeologico Nazionale Vito Capialbi di Vibo Valentia, dove è già esposta al pubblico. La presenza di una scultura di tale qualità artistica rafforza l’ipotesi che l’area fosse frequentata dalle classi più agiate della città romana. Accanto alla statua sono stati rinvenuti numerosi elementi architettonici in marmo, frammenti decorativi e reperti che contribuiranno a ricostruire l’aspetto originario del complesso monumentale.

Artemide, Vibo Valentia. 30 aprile 2022. Autore:Marco Chemello

Il legame con i celebri mosaici di Sant’Aloe

Le nuove scoperte si inseriscono in un contesto archeologico già noto per la presenza dei famosi mosaici di Sant’Aloe, considerati tra le testimonianze più significative della romanità in Calabria. Il complesso termale e le domus individuate nel quartiere presentano pavimentazioni decorate con scene mitologiche, figure marine e motivi geometrici che testimoniano il gusto artistico delle élite locali. Secondo gli studiosi, la vicinanza tra la nuova piscina romana e gli edifici già conosciuti suggerisce l’esistenza di un articolato quartiere residenziale e pubblico, caratterizzato da infrastrutture avanzate e da un elevato livello di benessere economico.

“Area archeologica delle terme romane 05” di Federico Dessardo è concesso in licenza CC BY-SA 4.0. Per visualizzare una copia di questa licenza, visita https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/?ref=openverse.

Un tassello fondamentale per la storia dell’antica Valentia

Fondata come colonia greca con il nome di Hipponion e successivamente trasformata dai Romani in Valentia, l’attuale Vibo Valentia occupò per secoli una posizione strategica nei traffici del Mediterraneo. Le recenti scoperte archeologiche confermano il ruolo centrale della città durante l’età imperiale, quando rappresentava uno dei principali centri urbani della Calabria romana. 

La piscina romana di Sant’Aloe non costituisce soltanto un’importante scoperta archeologica, ma aggiunge un nuovo capitolo alla ricostruzione storica di una città che continua a restituire testimonianze straordinarie del proprio passato. Ogni reperto emerso dagli scavi contribuisce a delineare con maggiore precisione il volto monumentale dell’antica Valentia, confermando l’enorme patrimonio culturale custodito nel sottosuolo vibonese.

Fonte: https://www.ilvibonese.it/cultura/vibo-gli-scavi-nel-quartiere-santaloe-portano-alla-luce-una-piscina-depoca-romana-f378roqv

Giuls

"Hai visto che occhi? E' malata. Malata di sogni." Cit. Charles Bukowski. Ebbene si sono un' anima curiosa, in cerca di mondi nuovi e prospettive inedite. Viaggio a piedi scalzi, allenando apertura mentale e creatività, esplorando gli ambiti più disparati. Giuls ;)
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