Quando pensiamo all’Universo immaginiamo galassie, stelle e nebulose, ma una parte fondamentale del cosmo è fatta di vuoti. Su scale enormi, la materia non è distribuita in modo uniforme, ma forma una sorta di ragnatela cosmica in cui filamenti di galassie circondano regioni quasi deserte. Queste regioni vengono chiamate vuoti cosmici e rappresentano alcune delle strutture più affascinanti e meno intuitive dell’astronomia moderna. Tra tutti, il Vuoto di Bootes è diventato celebre per le sue dimensioni estreme e per il suo inquietante silenzio.

Che cos’è davvero un vuoto cosmico
Un vuoto cosmico non è uno spazio completamente vuoto, ma una zona dell’Universo in cui la densità di materia è molto più bassa rispetto alla media. In genere si parla di meno di un decimo della densità tipica. Le galassie tendono a raggrupparsi in ammassi e superammassi, lasciando tra loro spazi enormi. È un processo naturale, legato alla gravità, che nel tempo amplifica le differenze: dove c’è più materia, l’attrazione cresce, e dove ce n’è poca, lo spazio tende a svuotarsi sempre di più.
La scoperta del Vuoto di Bootes
Il Vuoto di Bootes è stato scoperto nel 1981 durante studi sui redshift delle galassie, mentre gli astronomi cercavano di mappare la distribuzione della materia su grande scala. Si trova nella direzione della costellazione del Boote, da cui prende il nome, ed è centrato a circa 700 milioni di anni luce dalla Terra. Fin dall’inizio apparve come qualcosa di straordinario: una regione vastissima in cui sembravano mancare quasi del tutto le galassie.

Con un diametro di circa 250 milioni di anni luce, che secondo alcune stime può arrivare anche oltre i 300 milioni, il Vuoto di Bootes è uno dei più grandi vuoti cosmici conosciuti. Per avere un’idea delle sue dimensioni, basta pensare che la nostra Via Lattea misura circa 100.000 anni luce. In un volume così immenso ci si aspetterebbero migliaia di galassie, ma per molto tempo ne sono state osservate solo poche decine.
Per anni questa regione è stata considerata uno degli spazi più vuoti dell’Universo. Le prime osservazioni identificarono appena una manciata di galassie al suo interno. Col passare del tempo e con strumenti più sensibili, il numero è salito fino a circa sessanta, ma resta comunque incredibilmente basso. Greg Aldering, uno degli astronomi che lo ha studiato più a fondo, ha osservato che se la Via Lattea si fosse trovata al centro di questo vuoto, non avremmo scoperto l’esistenza di altre galassie fino agli anni Sessanta del Novecento.
Le difficoltà nel spiegare la sua origine
La vera sfida posta dal Vuoto di Bootes non è solo la sua esistenza, ma il modo in cui si sarebbe formato. I modelli cosmologici spiegano bene la nascita di vuoti più piccoli, ma una regione così vasta sembra difficile da ottenere nel tempo disponibile dalla nascita dell’Universo. Secondo alcuni ricercatori, la semplice evoluzione gravitazionale non basterebbe a svuotare uno spazio di queste dimensioni in circa 13,8 miliardi di anni.
Una delle teorie più affascinanti propone che il Vuoto di Bootes non sia nato come un’unica struttura, ma come il risultato della fusione di più vuoti più piccoli. Un po’ come bolle di sapone che, unendosi, ne formano una più grande. Questa idea è supportata dall’osservazione che le poche galassie presenti non sono distribuite a caso, ma sembrano formare una struttura allungata, quasi un tubo, che potrebbe rappresentare il confine residuo tra vuoti originariamente separati.
Non manca chi ha ipotizzato che il Vuoto di Bootes possa contenere una grande quantità di materia invisibile, come galassie estremamente deboli o materia oscura. Tuttavia, anche considerando queste componenti, la regione resta sorprendentemente povera di strutture. Questo lo rende un laboratorio naturale ideale per testare le teorie sulla formazione della rete cosmica e sull’evoluzione dell’Universo su larga scala.
Perché il Vuoto di Bootes è così importante
Studiare il Vuoto di Bootes significa capire non solo ciò che c’è nell’Universo, ma anche ciò che manca. I vuoti cosmici giocano un ruolo fondamentale nell’evoluzione del cosmo e influenzano il modo in cui le galassie si muovono e crescono. Il Vuoto di Bootes, con le sue dimensioni estreme e il suo contenuto minimo, rappresenta uno dei migliori esempi di quanto l’Universo possa essere complesso, sorprendente e, a volte, profondamente silenzioso.
FONTE:https://www.passioneastronomia.it/un-mistero-a-oltre-700-milioni-di-anni-luce-dalla-terra-il-vuoto-del-bootes/






