Senza alcun dubbio, la tecnologia di cui disponiamo è in costante evoluzione. Tra le grandi innovazioni troviamo la robotica, la quale ha migliorato tanti aspetti della nostra vita. Dall’assistenza, alla medicina e in questo caso, anche nella sicurezza.
Nonostante il sincero entusiasmo di molti, gran parte dell’opinione pubblica teme che in un futuro non troppo lontano questi esseri di metallo e silicio si possano rivoltare contro i propri creatori.
Certo, film come Terminator, o in questo caso RoboCop, non aiutano.

Spot, il cane robot
A pensarla così sono anche alcune organizzazioni per i diritti civili negli Stati Uniti. Il loro bersaglio è Spot, un cane robot di supporto alle unità speciali della polizia del Massachusetts.
Questo progetto, ideato dalla Boston Dynamics, supervisionato inizialmente da Google e poi da SoftBank, è sicuramente di grande qualità e innovazione. Le sue potenzialità nei movimenti sono impressionanti e favoriscono molte operazioni.
Spot è stato “arruolato” il mese scorso, dopo la sua fase di testing con la polizia del Massachusetts. Si occupa dell’ispezione di pacchi sospetti oppure di sopralluoghi d’emergenza in situazioni in cui un agente in carne ed ossa sarebbe in pericolo.

Le preoccupazioni dei civili
Nonostante le intenzioni virtuose, il suo coinvolgimento in situazioni reali non è molto chiaro agli occhi della comunità. Le comunicazioni ufficiali sull’uso dei robot in situazioni ad alto rischio sono infatti molto vaghe.
Non è molto chiaro se si muovano in autonomia o siano guidati dagli agenti da remoto, oppure se disporranno o meno di armi.
A pronunciarsi su questa questione è Kade Crockford, direttrice del programma Tecnologia per la libertà dell’Aclu locale.
C’è molto che non sappiamo su come e dove questi sistemi robotici siano al momento utilizzati in Massachusetts. Troppo spesso lo sviluppo di queste tecnologie avviene in modo più rapido di quanto i nostri sistemi politici, legali e sociali possano rispondere. Abbiamo bisogno e in modo urgente di più trasparenza dalle agenzie governative, che dovrebbero essere chiare col pubblico sui loro piani per testare e sviluppare nuove tecnologie.
La questione legale è sicuramente molto interessante e lascia tanti dubbi, soprattutto se consideriamo il fatto che non ci sia stato nessun bando pubblico, ma un accordo diretto tra società produttrice e organizzazione statale.
Ad ogni modo, i produttori hanno provato a placare gli animi sottolineando gli utilizzi di questa tecnologia in ambienti ad alto rischio, anche oltre la sicurezza. E ricordando che:
La nostra licenza per Spot non ne permette l’uso per qualsiasi fine che possa minacciare o intimidire le persone.
Conclusioni
Crederemo a queste parole? Purtroppo al momento non abbiamo molti fatti e molte prove oggettive su cui giudicare al meglio la questione, ma sicuramente può far riflettere.
Ogni giorno condividiamo il nostro mondo con robot, intelligenze artificiali e altri strumenti che operano in ambienti sensibili e privati. E se, da un lato, averne paura non è costruttivo, dall’altro dovremmo prestare attenzione alle loro applicazioni.
Legiferare in questo ambito si fa sempre più necessario. Del resto, tutti i robot sono progettati e utilizzati da esseri umani.
Di seguito un video di approfondimento dello “Spot”, il robot-cane; nel filmato è possibile assistere alle metodologie di fruizione a cui questa tecnologia può essere applicata. Buona visione!