Stonehenge è uno di quei luoghi capaci di attraversare i secoli senza perdere il loro fascino. Immerso nella piana di Salisbury, nel sud dell’Inghilterra, questo monumento neolitico continua a far parlare di sé, sospeso tra racconti leggendari e nuove scoperte scientifiche. Per secoli si è pensato che le sue enormi pietre fossero state spostate da giganti, da Merlino o addirittura dai druidi, figure che hanno alimentato l’immaginario collettivo medievale ed esoterico. Oggi, però, la scienza sta riscrivendo la storia di Stonehenge con dati sempre più precisi.

Il grande dubbio: uomini o ghiacciai?
Uno dei misteri più discussi riguardava l’origine e il trasporto delle pietre. Alcuni dei blocchi che compongono Stonehenge provengono infatti da regioni molto lontane, come il Galles e persino la Scozia nordorientale. Distanze simili hanno spinto diversi studiosi a ipotizzare un intervento dei ghiacciai preistorici, che avrebbero potuto trascinare enormi massi verso sud durante le glaciazioni. Era un’ipotesi affascinante, perché avrebbe ridimensionato lo sforzo umano necessario alla costruzione del sito.
Il nuovo studio che cambia tutto
Un recente studio pubblicato sulla rivista Communications Earth and Environment di Nature ha però ribaltato questa teoria. Un team di ricercatori australiani ha analizzato i sedimenti fluviali nei dintorni di Stonehenge alla ricerca di tracce compatibili con un trasporto glaciale. Se i ghiacciai avessero davvero depositato quei massi nella zona, avrebbero lasciato una firma mineralogica ben riconoscibile. Ma questa firma non è mai stata trovata.

I minerali come testimoni del passato
Gli studiosi hanno esaminato oltre 700 minuscoli granuli di zircone e apatite, minerali che contengono uranio radioattivo. Poiché l’uranio si trasforma in piombo a un ritmo noto, la proporzione tra questi due elementi consente di datare la formazione dei minerali e, di conseguenza, di individuarne la provenienza geografica. Il risultato è stato sorprendente: l’età dei granuli non coincideva con quella delle rocce gallesi o scozzesi da cui derivano le pietre di Stonehenge. Questo esclude con forza il trasporto naturale e rafforza l’ipotesi di un intervento umano diretto.
Un’impresa umana senza precedenti
Una volta scartata l’azione dei ghiacciai, resta una sola conclusione possibile: furono gli uomini del Neolitico, tra il 3000 e il 1600 a.C., a trasportare quei blocchi colossali. Le pietre più grandi, i sarsen, alte circa quattro metri e pesanti fino a 25 tonnellate, provengono da West Woods, a circa 25 chilometri di distanza. Ancora più impressionante è il viaggio delle blue stones, le pietre interne, trasportate dalle Preseli Hills in Galles per oltre 300 chilometri. La pietra dell’altare, infine, sembra arrivare addirittura dalla Scozia nordorientale, a una distanza di circa 750 chilometri.
Come vennero trasportate le pietre di Stonehenge
Le modalità esatte di questo trasporto restano oggetto di studio, ma le ipotesi più accreditate parlano di una combinazione di rotte terrestri e marittime. Slitte di legno, rulli e corde potrebbero essere stati utilizzati via terra, mentre fiumi e coste avrebbero permesso il trasporto via acqua su imbarcazioni primitive. Qualunque sia stata la tecnica, ciò che emerge è l’altissimo livello di organizzazione sociale e di conoscenza tecnica delle comunità neolitiche.
Il significato sacro di un monumento eterno
Al di là della sua costruzione, Stonehenge continua a essere interpretato come un luogo profondamente simbolico. L’allineamento con l’alba del solstizio d’estate e il tramonto di quello d’inverno suggerisce un sofisticato calendario solare, legato ai cicli agricoli e cosmici. Allo stesso tempo, le sepolture rinvenute indicano un forte legame con il culto degli antenati, mentre alcune teorie parlano di un luogo di guarigione, soprattutto per le presunte proprietà curative delle bluestones.

Questo nuovo studio non toglie magia a Stonehenge, anzi la amplifica. Sapere che furono uomini preistorici, senza metalli né ruote, a compiere un’impresa tanto monumentale rende il sito ancora più straordinario. Stonehenge non è solo un cerchio di pietre, ma la prova tangibile di una profonda connessione tra esseri umani, paesaggio, cielo e memoria collettiva. Un mistero antico che, pezzo dopo pezzo, continua a raccontarci chi eravamo.
FONTI: https://www.geopop.it/svelato-mistero-stonehenge-pietre-uomo/






