Difende il suo Micromania come un “Goku”: addetto diventa virale durante le proteste in Francia

In Francia le proteste contro il carovita sono degenerate in saccheggi, e tra i negozi colpiti ci sono anche quelli di videogiochi e carte collezionabili. Il video di Pierre, che lavora in un Micromania di Nizza, ha fatto il giro del mondo. Ma lui stesso dice: «È stata una stupidaggine».

Nel fine settimana la Francia ha vissuto alcune delle giornate più tese degli ultimi anni. Tra le immagini più condivise però non ci sono scontri in piazza. C’è un ragazzo fermo sulla soglia di un negozio di videogiochi, con una gigantografia di Goku alle spalle.

Si chiama Pierre e lavora nel punto vendita Micromania di avenue Jean-Médecin, a Nizza. Sabato 17 ottobre alcune persone avevano già portato via della merce, e lui si è piazzato davanti all’ingresso per impedire ad altri di entrare. Nel video uno dei saccheggiatori lo provoca e scappa quando Pierre gli va incontro. Pochi secondi dopo torna di corsa e lo colpisce alle spalle con un calcio volante. Pierre cade in avanti, si rialza con l’aiuto di alcuni passanti e torna al suo posto sulla porta, mentre qualcuno gli restituisce gli occhiali. Su internet, come racconta Nice Mag, è subito diventato il «Goku di Nizza». Ci vuole poco a capire perché: la scena sembra uscita da un anime di culto.

«Non avrei dovuto farlo»

Pierre non si sente un eroe. Alla radio francese ICI Azur ha raccontato di essersi semplicemente messo davanti alla porta per non far entrare nessuno. Il suo giudizio sul gesto è netto: «Penso che non avrei dovuto farlo. È stata una stupidaggine.» Se l’è cavata con qualche graffio. Il negozio, però, è stato saccheggiato e danneggiato comunque.

Non se la prende con chi protestava, come riporta Kotaku. Secondo lui i violenti erano una minoranza, il resto del corteo si è svolto in modo abbastanza tranquillo e le “mele marce” non rappresentano tutti i manifestanti.

Dopo che il video è diventato virale, Pierre ha anche lanciato un avvertimento su Instagram, ripreso da franceinfo: attenzione alle raccolte fondi aperte a suo nome, perché nessuno lo ha contattato per organizzarle.

Perché la Francia è in piazza

Le proteste vanno avanti da circa un mese e nascono dalla crisi del costo della vita: inflazione, scuole in cattive condizioni e, da ultimo, una legge di austerità del governo che taglierebbe ancora i servizi sociali. Secondo i numeri riportati, nel fine settimana sono scese in strada circa 800.000 persone. Ci sono stati circa 1.500 negozi vandalizzati e circa 2.000 arresti. Solo a Nizza, quel giorno, una quindicina di negozi hanno subito furti e danni.

  • Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez si è scusato perché la polizia si è fatta trovare impreparata.
  • Il primo ministro Sébastien Lecornu ha chiesto a città come Marsiglia di introdurre il coprifuoco.
  • Il presidente Emmanuel Macron ha dichiarato che «chi ha distrutto deve pagare» e che «chi ha saccheggiato deve risarcire». Ha anche annunciato incontri in settimana per ascoltare le richieste dei manifestanti.

Il mondo nerd tra i danni collaterali

Il Micromania di Nizza non è l’unico negozio “geek” colpito.

  • Parigi, boulevard Voltaire: come racconta Retrogems, alcuni negozi di videogiochi sono stati svuotati, compreso il loro retrogaming. Si teme che attività così piccole non riescano a riaprire.
  • Lille: sono stati colpiti diversi negozi della catena di carte collezionabili Le Coin des Barons. Dopo l’incendio di uno di questi, un video notturno mostra centinaia di carte Pokémon sparse sull’asfalto.

Pierre ha ragione a dire che non lo rifarebbe: nessuna vetrina, nessuna console e nessuna carta rara vale un calcio volante alla schiena. Per chi i videogiochi li vende, comunque, quel negozio è anche il proprio lavoro, e il gesto si capisce.

Il commento: chi ci guadagna dalle vetrine rotte?

Proviamo a guardare la scena da un’altra angolazione. Immaginate di aver passato settimane a organizzare una mobilitazione contro il carovita. Avete riempito le piazze di mezza Francia e costretto il presidente della Repubblica a promettere incontri per ascoltare le vostre richieste. Che senso avrebbe, proprio nel momento in cui il paese vi sta guardando, mettervi a sfasciare negozi e prendere a calci un commesso? Nessuno. Ed è qui che la storia di Nizza aiuta a capire qualcosa di più grande.

Lo schema è vecchio quanto le manifestazioni stesse. Ai margini dei grandi cortei compaiono sempre persone che con le richieste della piazza hanno poco o nulla a che fare: provocatori, gruppi estremisti, infiltrati. Cercano lo scontro, perché lo scontro fa notizia molto più di ottocentomila persone che sfilano senza incidenti. Non a caso è una tattica cara all’estrema destra, che da sempre sfrutta il caos per screditare chi contesta il potere.

L’effetto si vede già. Nel giro di un weekend il dibattito è passato dalle scuole malridotte e dai tagli al welfare ai saccheggi e agli arresti. Chi scende in strada si ritrova dipinto come un teppista, e il dissenso viene colpito due volte: prima con la repressione, poi con il discredito. Lo stesso Pierre, che di quella violenza è stato vittima, ha tenuto a fare una distinzione: i violenti erano pochi, il resto del corteo era un’altra cosa.

Davanti a ogni video virale di questi giorni, allora, la domanda giusta non è “chi ha cominciato?” ma “chi ci guadagna?”. Non chi chiedeva di essere ascoltato. Semmai chi preferirebbe non doverlo fare.

Dave

Atipico consumatore di cinema commerciale, adora tutto quello che odora di pop-corn appena saltati e provoca ardore emotivo. Ha pianto durante il finale di Endgame e riso per quello di Titanic. Sostiene di non aver bisogno di uno psichiatra, sua madre lo ha fatto controllare.
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