Yoshihisa Kishimoto è morto il 2 aprile 2026, a 64 anni. Forse molti di voi non sanno chi sia, ma sono inconsapevolmente cresciuti grazie a lui. A dare la notizia è stato il figlio Ryūbō attraverso i social media. Il game designer giapponese ha creato Double Dragon, uno dei franchise che negli anni’80 hanno definito il genere beat ‘em up tra coin-op e console.
Ci lascia il maestro Yoshihisa Kishimoto e con lui un’eredità che non morirà mai
La conferma è arrivata con un messaggio semplice, in cui Ryūbō invitava tutti a continuare ad apprezzare le opere del padre. In un secondo post su X, ha raccontato di essere rimasto colpito dall’affetto di giocatori sparsi per il mondo, molti dei quali conoscevano il lavoro di Kishimoto meglio di quanto lui stesso immaginasse.
La carriera era iniziata in Data East, con giochi basati su laserdisc. Poi il passaggio a Technōs Japan, lo studio dove tutto ha preso forma. Nel 1986 è nato Nekketsu Kōha Kunio-kun distribuito in Occidente come Renegade. L’ispirazione veniva da un mix molto personale: una delusione sentimentale ai tempi della scuola e i film di Bruce Lee.

Da lì è partita una produzione intensa. Double Dragon e i capitoli della serie Kunio-kun, nota fuori dal Giappone come River City, sono passati dalle sale arcade al NES, allo SNES, tra le migliori console di sempre, fino alla PlayStation. Meccaniche dirette, stile grafico riconoscibile, ritmo che premiava l’azione pura: la formula funzionava ovunque.
A un certo punto ha lasciato Technōs. Non voleva restare legato alle stesse saghe e vedeva calare gli investimenti. Ha continuato in modo indipendente con il nome Plophet. Nel 2017 ha diretto Double Dragon IV per Arc System Works, che aveva acquisito i diritti del franchise.

Con Kishimoto scompare l’autore che ha trasformato le risse pixelate in un linguaggio videoludico universale, copiato e riadattato per quattro decenni. Il suo ultimo lavoro attivo, sulla serie River City, conferma una dedizione che non si è mai interrotta fino alla fine.






