Le dating app hanno cambiato il modo di vivere l’amore, ma non è troppo tardi per recuperare

Tinder ha impiegato meno di due anni dal lancio, nel 2012, per raggiungere un miliardo di swipe al giorno. Oggi le dating app contano circa 380 milioni di utenti nel mondo, eppure sempre più persone riferiscono di sentirsi sole, esaurite o emotivamente disorientate. Qualcosa non torna ed è un paradosso: cosa succede? Che il modo in cui percepiamo l’amore è cambiato, così come la nostra socialità.

Quando lo swipe vale meno di un secondo, lo stesso succede all’amore

C’è qualcosa di strutturalmente strano nel modo in cui funzionano queste piattaforme. L’interfaccia a scorrimento, pensata per essere rapida, intuitiva, quasi ludica, ha finito per trasformare la selezione romantica in qualcosa che assomiglia molto alla navigazione di un catalogo. Non è una metafora provocatoria: è la logica dell’oggetto. E quando un formato si ripete abbastanza a lungo, cambia le aspettative di chi lo usa.

Il risultato più curioso non è la superficialità, perché diciamocelo, i giudizi veloci esistevano molto prima degli smartphone, ma il fatto che mostrare interesse genuino sia diventato percepito come una mossa rischiosa. In un ambiente dove l’opzione successiva è sempre a portata di pollice, la disponibilità emotiva smette di sembrare un punto di forza.

uno smartphone con la home page di hinge, la dating app

Esiste un concetto nella psicologia comportamentale chiamato rinforzo intermittente: una ricompensa che arriva in modo imprevedibile genera un coinvolgimento molto più potente di una ricompensa costante.

È il motivo per cui le slot machine funzionano meglio delle macchinette a gettone. Ed è esattamente la struttura su cui si reggono le dating app: un match che arriva quando non lo si aspetta, un messaggio che tarda senza motivo apparente, una connessione che si accende e si spegne senza spiegazione.

Nessuna di queste piattaforme ha inventato questo meccanismo. Lo ha semplicemente industrializzato, portandolo a una scala che nessun contesto sociale precedente aveva mai raggiunto. L’incertezza, in questo sistema, non è un bug ma una parte del prodotto (che fa guadagnare e non poco chi ha creato le dating app).

un uomo e una donna che si tengono per mano mentre passeggiano su un viale

L’effetto più sottile riguarda la capacità di riconoscere le proprie emozioni. Chi frequenta a lungo questi ambienti tende ad associare l’attesa e l’imprevedibilità con l’eccitazione romantica, mentre la coerenza e la presenza costante iniziano a sembrare, per contrasto, quasi piatte. ttenzione però a non confonderlo con cinismo, è semplice adattamento. Il cervello impara a trovare stimolante ciò che incontra con più frequenza.

Il distacco che si osserva spesso in questi contesti raramente nasce dalla mancanza di interesse. Nasce dall’accumulo di esperienze in cui esporsi ha avuto un costo.

Le difese che le persone costruiscono, come rispondere più lentamente, mostrarsi meno disponibili, mantenere una certa opacità, sono risposte comprensibili. Il problema è che la piattaforma le amplifica e le normalizza, trasformando un meccanismo di autoprotezione individuale in una norma relazionale collettiva.

un uomo e una donna che si guardano in faccia con sguardo innamorato di seduti a un tavolo

In un sistema dove il ghosting è diventato una forma di comunicazione accettata, la coerenza ha assunto un valore quasi controcorrente. Non è una garanzia. Ma in mezzo a milioni di profili, rimane probabilmente il segnale più raro da trovare e il più difficile da ignorare.

Gianluca Cobucci

La sua vita è cambiata quando ha letto una frase di William Edwards Deming: "Senza dati sei solo un'altra persona con un'opinione". Da quel momento ha iniziato a leggere e approfondire perché ha fame di conoscenza. Sa a memoria "Il Silmarillion" e cerca di diventare uno Jedi.
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