Il 10 aprile, vicino a Rena nella contea di Innlandet, due appassionati di metal detecting trovano 19 monete d’argento nel terreno. Sembrava una buona giornata già così com’era, ma con il proseguire degli scavi il conteggio ha superato 3000: è la scoperta numismatica vichinga più ricca mai documentata in Norvegia.
Di chi era questo tesoro vichingo? E quanto valgono tutte le monete trovate?
Vegard Serlije e Rune Sætre non cercavano nulla di specifico quando il rilevatore ha cominciato a segnalare. Le prime 19 monete sono diventate 70, poi 500, poi oltre mille in pochi giorni. La stima attuale degli archeologi oscilla tra 2.970 e 3.150 esemplari, e il terreno potrebbe contenerne altri. Mai-Tove Smiseth, responsabile degli scavi, l’ha definita senza mezzi termini “la scoperta di una vita“.
Quel che rende il ritrovamento particolarmente prezioso non è il numero, ma la composizione. Le monete coprono un arco tra il 980 e il 1040, periodo in cui la Norvegia stava costruendo il proprio sistema monetario nazionale.

La maggior parte proviene da Inghilterra e Germania, con esemplari danesi e norvegesi; tra i nomi impressi ci sono Canuto il Grande (che tutti conosciamo per Vinland Saga), Etelredo II e Ottone III. Inoltre, la presenza di Harald Hardrada suggerisce un tentativo attivo di ridurre la dipendenza dalle valute straniere e affermare una circolazione interna.
Rena non è una scelta casuale. L’area era un centro attivo di produzione del ferro con reti commerciali che arrivavano in tutta Europa. Questo contesto spinge gli archeologi a ipotizzare che il deposito non appartenesse a un singolo individuo, ma a un’entità collettiva, forse un’élite locale o un’autorità commerciale. Una struttura insolita rispetto ai tesori vichinghi tradizionalmente legati alla proprietà privata.

Il sito è chiuso al pubblico e gli scavi proseguono. Se le analisi confermassero la natura istituzionale del deposito, si tratterebbe del primo caso documentato di gestione collettiva della ricchezza metallica nella Scandinavia medievale, un dato che obbligherebbe a rivedere alcuni modelli storici consolidati sull’economia vichinga.
A proposito: ma voi sapevate che i vichinghi non erano questi bruti come ci hanno fatto credere?






