Ci si può ammalare di intelligenza artificiale? Sì, e in Italia c’è la prima diagnosi

A Venezia, un centro specializzato nel trattamento delle dipendenze ha preso in carico una ragazza di circa vent’anni che aveva smesso quasi del tutto di parlare con le persone, scegliendo di dialogare esclusivamente con un chatbot di intelligenza artificiale. È il primo caso documentato in Italia e questa situazione fa davvero preoccupare.

Dipendenza da intelligenza artificiale: ha smesso di parlare con tutti… Tranne che con un chatbot

Laura Suardi, tra le direttrici del centro veneziano del Serd dell’Ulss 3, spiega che i sistemi di intelligenza artificiale sono oggi capaci di adattarsi ai pattern comunicativi di ciascun utente, restituendo esattamente le risposte che chi scrive vuole ricevere.

Questo meccanismo rafforza la fiducia in modo progressivo, fino a creare un legame che può diventare difficile da spezzare. La ragazza non è un caso isolato: nello stesso servizio vengono seguiti altri giovani con dipendenze da videogiochi e smartphone, segnale di quanto le fragilità delle nuove generazioni si stiano spostando verso lo spazio digitale.

Il punto critico non è l’uso dell’intelligenza artificiale in sé, ma il momento in cui diventa l’unico riferimento emotivo e relazionale. Un interlocutore che non giudica mai e sembra capire tutto può risultare più rassicurante delle relazioni reali, specie per chi già fatica a gestirle.

A differenza di altre dipendenze digitali, quella da AI introduce una componente distinta: una relazione simulata che può sembrare autentica, non semplice intrattenimento.

Gli specialisti indicano che intervenire richiede un approccio integrato tra supporto psicologico e, nei casi più gravi, psichiatrico. Sono spesso i familiari i primi a notare il ritiro dalla vita reale e a segnalare il problema. Limitare l’accesso alla tecnologia non basta; serve ricostruire un equilibrio relazionale che, in molti pazienti, non è mai stato del tutto stabile.

Psicologi, psichiatri e familiari devono lavorare insieme per aiutare la persona a ristabilire un contatto reale con il mondo esterno. Il percorso non è rapido, ma i centri specializzati che già trattano dipendenze digitali hanno strumenti e protocolli per affrontarlo.

Gianluca Cobucci

La sua vita è cambiata quando ha letto una frase di William Edwards Deming: "Senza dati sei solo un'altra persona con un'opinione". Da quel momento ha iniziato a leggere e approfondire perché ha fame di conoscenza. Sa a memoria "Il Silmarillion" e cerca di diventare uno Jedi.
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