Nelle sale di un antico e silenzioso tempio orientale, tra il profumo dell’incenso, in mezzo ai religiosi raccolti in preghiera, appare una nuova figura. Non si tratta di una persona vera, ma di un robot umanoide alto un metro e trenta, con la tradizionale tunica cerimoniale grigia e marrone. Questa scena, quasi surreale, si è svolta realmente a Seul, all’interno del celebre tempio Jogye. L’evento ha segnato una svolta storica nel rapporto tra spiritualità e intelligenza artificiale, sollevando interrogativi filosofici profondi sul futuro delle religioni in un mondo sempre più automatizzato.

Il rito di iniziazione del monaco cibernetico
L’incredibile protagonista di questo evento epocale si chiama Gabi, un nome fortemente simbolico che nella lingua coreana significa letteralmente misericordia del Buddha. L’androide, basato sul sofisticato modello di robotica umanoide G1 sviluppato dall’azienda specializzata Unitree, ha preso parte a una vera e propria cerimonia ufficiale di ordinazione in vista delle celebrazioni per il compleanno del Buddha. Durante il rito formale, i monaci umani hanno adagiato un rosario buddista attorno al suo collo e gli hanno consegnato un certificato ufficiale di iniziazione.

L’aspetto più curioso del documento risiede nel fatto che, nello spazio solitamente riservato alla data di nascita degli iniziati umani, è stata registrata la sua esatta data di fabbricazione in fabbrica. Vestito con scarpette nere e guanti color carne per coprire i terminali artificiali, Gabi ha interagito con l’ambiente circostante recitando formule e frasi programmate, muovendosi in sincronia con i gesti liturgici dei presenti.
Una strategia tecnologica contro la crisi vocazionale
Dietro questa apparente stravaganza tecnologica si cela in realtà un piano strategico molto serio promosso dall’ordine Jogye, il movimento buddista più grande e influente della Corea del Sud. La setta si trova a fare i conti con un drastico e preoccupante calo di partecipazione religiosa tra la popolazione locale, con statistiche che mostrano una discesa dei fedeli attivi dal ventitré per cento di vent’anni fa a circa il sedici per cento registrato negli ultimi tempi.
L’introduzione di Gabi nasce quindi dal bisogno concreto di modernizzare l’approccio alla fede e di catturare l’attenzione delle nuove generazioni, affascinate dall’universo digitale. L’automa è stato progettato per svolgere compiti di assistenza quotidiana all’interno dei monasteri, guidare le sessioni di meditazione e recitare i mantra senza risentire della stanchezza fisica, fungendo da ponte comunicativo e interattivo per accogliere i turisti e i giovani visitatori curiosi che entrano nel tempio.
Le nuove regole per i robot spirituali
L’ingresso di un essere artificiale nella comunità monastica ha costretto le autorità religiose a ripensare e adattare persino i rigidi precetti della loro antica dottrina. I monaci umani hanno infatti formulato una serie di regole etiche e comportamentali scritte su misura per il nuovo arrivato meccanico. Queste includono il dovere di mostrare un profondo rispetto verso gli altri dispositivi robotici e l’obbligo di attenersi a un consumo energetico controllato.

Ovviamente la performance dell’automa durante le funzioni liturgiche è stata strettamente coordinata a distanza e le sue risposte verbali derivavano da stringhe di codice preimpostate. Questo ha scatenato un vivace dibattito internazionale. C’è chi vede nell’iniziativa una geniale operazione di marketing culturale e chi la giudica come una mancanza di rispetto verso una filosofia millenaria. Un software può imitare alla perfezione i gesti, ma non possiede la coscienza biologica necessaria per meditare nel senso umano del termine.
Fonte: https://www.focus.it/tecnologia/intelligenza-artificiale/ecco-gabi-il-primo-androide-buddista






