La regola dei 5 secondi è vera? Cosa succede davvero al cibo quando cade a terra

Un biscotto cade a terra, lo raccogli al volo e ti senti al sicuro grazie alla regola dei 5 secondi, una consuetudine che si tramanda da decenni da cugini grandi a cugini piccoli (almeno nel mio caso). Il guaio è che i batteri non hanno mai consultato l’orologio: per microbiologi ed esperti di sicurezza alimentare, infatti, il tempo davvero decisivo è molto più breve.

L’equivoco deriva dall’idea che, una volta sul pavimento, i batteri si mettano a inseguire con calma il biscotto. In realtà, su una superficie asciutta non si spostano da soli: il trasferimento è un processo meccanico. Sono minuscoli, quasi privi di peso, e restano immobili fra polvere, grasso e umidità. Quando il cibo colpisce il suolo, la forza dell’urto e il suo stesso peso li schiacciano sul lato inferiore, come un dito che si sporca di colpo toccando un tavolo impolverato. Tutto avviene nell’istante del contatto, in una frazione infinitesimale di secondo; aspettare uno o cinque secondi, quindi, non modifica nulla.

due persone protagonisti di friends che mangiano del cibo caduto per terra

Cosa cambia tra cracker, salame e moquette

Qui conta la consistenza. Gli specialisti della società di ricerca Gillson Sciences distinguono gli alimenti in due categorie: secchi e umidi. Gallette, cracker, frutta secca e patatine presentano una superficie asciutta e irregolare, e toccano il pavimento soltanto in pochi punti sporgenti: senza liquidi che trattengano lo sporco, accumulano pochi batteri.

Al contrario, spicchi di mela, formaggi, salumi e caramelle appiccicose hanno una copertura ricca di acqua, oli o zuccheri disciolti, che inumidisce il punto di contatto, scioglie il materiale microscopico e trattiene batteri e spore sul cibo come un nastro adesivo che si riempie di polvere. I cibi umidi o appiccicosi sono quelli che catturano più batteri, e lo fanno immediatamente.

Conta anche il tipo di pavimento: piastrelle, parquet e linoleum, più semplici da pulire, appaiono meno rischiosi di una moquette, spesso considerata un ricettacolo di polvere e acari. A parità di batteri per centimetro quadrato, però, un alimento caduto sulla moquette ne raccoglie meno rispetto a uno finito su una superficie rigida e liscia. La ragione sta nell’area di contatto: su un pavimento piatto una fetta di formaggio o di salume aderisce con l’intera superficie, mentre sulla moquette poggia soltanto su alcune fibre, come un palmo schiacciato su una spazzola.

un piatto di pasta capovolto sulla moquette

Chi vive sul pavimento di casa

Sui pavimenti domestici abita una vivace comunità: batteri associati alla pelle e ai capelli, microrganismi di origine fecale trasportati dalle scarpe o dagli animali domestici, oltre a spore fungine e muffe. Il corpo, però, dispone di difese solide: le barriere immunitarie e i succhi gastrici acidi neutralizzano gran parte dei batteri prima che possano causare un’infezione, ed è per questo che non tutte le cadute a tavola si trasformano in un’intossicazione.

Per bambini piccoli, anziani, donne in gravidanza e persone immunodepresse il pericolo è maggiore, perché anche una quantità ridotta di batteri può provocare complicazioni gastrointestinali. Microbiologi ed esperti di sicurezza alimentare raccomandano di buttare i cibi umidi caduti a terra, perché nessun alimento recuperato dal pavimento è privo di rischi e il cronometro non cambia nulla.

Gianluca Cobucci

La sua vita è cambiata quando ha letto una frase di William Edwards Deming: "Senza dati sei solo un'altra persona con un'opinione". Da quel momento ha iniziato a leggere e approfondire perché ha fame di conoscenza. Sa a memoria "Il Silmarillion" e cerca di diventare uno Jedi.
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