Con l’arrivo nelle sale di titoli come Spider-Man: Brand New Day, cresce tra il pubblico la sensazione di un marcato affaticamento verso le formule tradizionali dei cinecomic. Eppure, non mancano opere (se così possiamo chiamare i film dei supereroi) in grado di demolire i cliché e aprire sguardi completamente nuovi. Di seguito quindi vorrei proporvi una rassegna dei film e delle serie più inventivi e riusciti che hanno cambiato il panorama o quantomeno ci hanno provato.
Il cavaliere oscuro – The Dark Knight
Firmato da Christopher Nolan, il secondo capitolo della trilogia su Batman adotta un taglio spiccatamente realistico. La storia ruota attorno a intricati nodi morali, in cui ogni scelta dei personaggi comporta inevitabilmente delle perdite e non esistono soluzioni definitive.

A emergere è soprattutto il Joker interpretato da Heath Ledger, nel suo ultimo ruolo cinematografico completo. Il villain incarna una forza sovversiva che pone un interrogativo disturbante: dolore, odio e disperazione possono condurre un uomo alla pazzia? Con la parabola che porta dal bene al male, tra richiami biblici e suggestioni luciferine, il film mostra come essere eroi significhi talvolta assumere decisioni difficili e sopportarne da soli tutto il peso, proprio come fa l’Uomo Pipistrello.
Wonder Man
La serie TV del Marvel Cinematic Universe segue Simon Williams, un attore che tenta di ottenere la parte del proprio eroe prediletto in una nuova trasposizione per il cinema. Nel mondo dello spettacolo, Simon cela un segreto penalizzante: dispone di autentici superpoteri, ma fatica a dominarli a causa di violenti attacchi di panico.

Nel suo cammino lo affianca l’esperto collega Trevor Slattery, già apparso in Iron Man 3 e Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli, mentre il Department of Damage Control gli dà la caccia per metterlo in arresto. Gli otto episodi, senza affidarsi a grandi scene d’azione, raccontano la rincorsa di un sogno, il legame di amicizia e le maschere sociali indossate ogni giorno. Pur essendo stata cancellata dopo la prima stagione, la vicenda resta autosufficiente e si chiude con un finale aperto di notevole forza.
Logan – The Wolverine
Presentato come un duro neo-western, l’ultimo capitolo della saga di Wolverine mette in scena il tramonto dell’epoca dei mutanti. Qui incontriamo un Logan anziano e provato, la cui capacità rigenerativa inizia a vacillare. Con lui c’è un Charles Xavier gravemente malato, le cui crisi psicotiche provocano ondate telepatiche estremamente pericolose.

Insieme, l’ex X-Man accetta di accompagnare una giovane di nome Laura verso “Eden”, un supposto riparo per i sopravvissuti. Durante il viaggio, il rapporto con la ragazza restituisce a un uomo ormai disilluso un residuo di speranza, spingendolo non soltanto a sopravvivere, ma ad andare incontro al proprio destino con dignità.
Thunderbolts
Questo crossover firmato Marvel riunisce un gruppo di antieroi e personaggi problematici: Yelena Belova, la nuova Vedova Nera; Bucky Barnes, il Soldato d’Inverno; U.S. Agent; Red Guardian; Ghost; e l’enigmatico Bob. In un primo momento sono messi insieme da Valentina Allegra de Fontaine, direttrice della CIA impegnata a manipolare le istituzioni per sfuggire alla prigione, ma alla fine i membri della squadra si ribellano all’inganno architettato ai loro danni.

Dietro l’apparenza fatta di ironia e sequenze d’azione, l’opera affronta questioni profonde come solitudine, depressione e traumi del passato. Anche davanti al personaggio più potente dell’intero MCU, la narrazione riesce a renderlo vicino e comprensibile nelle fragilità degli spettatori.
The Boys
Basata sull’omonimo fumetto, questa serie che non ha bisogno di presentazioni ribalta del tutto l’immagine dei difensori della giustizia. Gli eroi non sono salvatori altruisti, bensì prodotti commerciali gestiti da una multinazionale senza scrupoli che lucra su merchandising, cinema e false operazioni di salvataggio.

I superumani (Supes come li chiama Billi Butcher, interpretato da Karl Urban) emergono come egoisti, violenti e instabili; al vertice c’è Homelander (Patriota), figura dai poteri sconfinati e segnata da pesanti disturbi psicologici. A opporsi a loro è un gruppo di persone comuni mosse dalla vendetta che, pur senza superpoteri ma dotate di competenze spionistiche, si affidano a metodi estremi e scorretti. Ne nasce una satira feroce e senza censure, che fa della brutalità il proprio tratto distintivo.
Deadpool
Il primo film incentrato sul mercenario logorroico Wade Wilson si sviluppa lungo una trama semplice e lineare. Dopo aver scoperto di essere affetto da un cancro terminale, Wade si sottopone a un trattamento sperimentale che gli conferisce l’invulnerabilità fisica, ma lo lascia orribilmente sfigurato.

Incapace di mostrarsi alla fidanzata Vanessa per timore del rifiuto, il protagonista avvia una caccia implacabile al villain Ajax per riprendere il suo vecchio aspetto. Con un respiro contenuto, il film si regge sul continuo abbattimento della quarta parete, su una forte componente sentimentale e su un umorismo scorretto reso possibile dalla classificazione R per adulti.
Watchmen
Frutto dell’incontro ideale tra il fumetto di Alan Moore e la regia visionaria di Zack Snyder, il film colloca la propria vicenda in un clima di profonda ambiguità morale. Nell’universo di Watchmen, quasi tutti i vigilanti sono persone comuni senza capacità sovrumane che indossano un costume; l’unica eccezione è il semi-divino Dottor Manhattan.

Con uno stile visivo segnato da ralenti e da inquadrature fortemente stilizzate, questa storia dal sapore neo-noir cancella la separazione netta tra bene e male, costringendo lo spettatore a riflettere sul costo della pace e sulla natura della giustizia.
Ora però voglio lasciarvi con un pensiero: se la presunta “crisi dei cinecomic” non fosse la fine del genere, ma il suo inevitabile passaggio all’età adulta? Quando volare nei cieli in calzamaglia cessa di essere un prodigio per diventare la solita routine da botteghino, l’unico vero superpotere che rimane a registi e sceneggiatori è il coraggio di sovvertire le aspettative.
Che sia demistificando l’icona con la satira spietata di The Boys, umanizzando il mito attraverso la vulnerabilità di un Logan al tramonto, o trasformando l’azione in un dramma esistenziale alla Watchmen, il messaggio è chiaro: per salvare il genere non servono mantelli più appariscenti o effetti speciali più costosi, ma storie capaci di ricordarci che sotto le armature pulsa la complessa imperfezione umana.





