L’involuzione di Avatar: La leggenda di Aang – dalla filosofia Taoista allo scontro tra supereroi

Nato sul piccolo schermo nel 2005 e arrivato poi come GDR, il serial animato Avatar: La leggenda di Aang è riuscito a conquistare milioni di spettatori grazie a un intreccio narrativo solido, una caratterizzazione impeccabile dei protagonisti e sequenze di combattimento di rara dinamicità. Ma ciò che ha reso davvero iconica il franchise è stata la sua essenza: una favola orientale incentrata sulla costante ricerca dell’equilibrio e dell’armonia interiore.

Tuttavia, con il passare degli anni e l’uscita delle successive produzioni, questo affascinante universo narrativo è progressivamente scivolato nei cliché tipici del fantasy supereroistico d’impronta occidentale. Vorrei quindi proporre un’analisi di come i tentativi di espandere questo mondo ne abbiano intaccato la coerenza originaria, privandolo di quella profondità che lo rendeva unico.

Il contrasto tra dimensione umana e regno degli spiriti

Nei capitoli originari, la storia è immersa in un’epoca antica dove le forze della natura dominano l’uomo e la società è frammentata in quattro distinte comunità. Gli insediamenti umani si affacciano su territori selvaggi e sconfinati, esplorabili soltanto attraverso metodi di trasporto rudimentali. Perfino la fauna risponde a logiche uniche: gli autori hanno dato vita a creature ibride e originali fondendo le caratteristiche di animali reali, dando origine a lemuri alati, capre-bue e tigri corazzate.

Parallelamente alla realtà tangibile esiste anche una dimensione spirituale, un luogo dalle sfumature cupe e inospitale per i mortali, dove il dominio sulle discipline elementali perde ogni efficacia. In questo piano metafisico risiedono entità misteriose, distanti dalla comprensione umana, capaci di manifestarsi sotto forma di fauna mitologica o con le loro autentiche, inquietanti sembianze.

In passato, l’interazione tra le due dimensioni era un evento raro ed eccezionale. Gli Spiriti della Luna e dell’Oceano rinunciarono alla propria immortalità pur di incarnarsi nel piano fisico. Hei Bai, lo spirito con le sembianze di panda gigante protettore della foresta, perse il controllo travolto dalla rabbia solo dopo la distruzione del suo santuario naturale da parte dei domatori del fuoco. Ancora più spaventoso era Koh, il “Ladro di Volti”, creatura enigmatica che privava delle proprie fattezze chiunque lasciasse trasparire un’emozione in sua presenza.

avatar aang che applica il dominio di tutti gli elementi naturali

Spostando la cronologia in avanti di settant’anni con La leggenda di Korra, il quadro cambia radicalmente. L’avanzamento tecnologico compie un balzo imponente, introducendo linee ferroviarie, vetture a motore, apparecchi radiofonici, trasmissioni televisive e persino velivoli. Sebbene meccanismi complessi fossero già presenti nella serie classica, essi risultavano integrati organicamente nel contesto. Al contrario, nei capitoli successivi la tecnologia ricalca fedelmente le invenzioni del mondo reale, senza adattarsi al contesto fantastico della serie.

La nascita di Città della Repubblica, ideata congiuntamente dal Signore del Fuoco Zuko e dall’Avatar Aang, finisce per trasformare il mondo in una sorta di New York dei primi del Novecento, dominata da imponenti grattacieli, dirigibili e strade trafficate. Sulla carta, la metropoli avrebbe dovuto rappresentare un crocevia di integrazione per tutte le culture, offrendo spazi adeguati alle varie discipline elementali (acqua, fuoco, terra e aria). Nei fatti, però, le marcate differenze culturali tra le diverse etnie vengono appiattite e ridotte a meri dettagli estetici, come ad esempio il colore degli abiti o l’elemento naturale manipolato.

Persino l’aspetto e la concezione del mondo spirituale subiscono un stravolgimento. Le nuove entità sembrano uscite da una pellicola dello Studio Ghibli, ricordando lo stile visivo de La città incantata di Hayao Miyazaki. L’agire di questi spiriti non è più guidato da una loro intrinseca visione del mondo, ma da condizionamenti esterni che li dividono drasticamente in forze benefiche o malefiche.

Il declino del dominio elementale: da arte sacra a superpotere

All’interno delle quattro nazioni esistono individui dotati di una connessione viscerale con gli elementi naturali. Questa capacità consente loro di piegare la materia attraverso l’uso delle arti marziali. Tale legame influenza persino la personalità di chi lo possiede: la stabilità della terra richiede un’indole salda come la roccia, mentre la fluidità dell’aria richiede uno spirito libero.

Se in molte traduzioni queste capacità sono state descritte semplicemente come “magia” (il termine originale inglese bending indica proprio la capacità di piegare/dominare) rende meglio la vera essenza di questa pratica. Non si tratta di formule magiche, ma di una fusione tra il rispetto per le forze naturali e la filosofia orientale sulla gestione dell’energia spirituale. Chi pratica questa disciplina assume un ruolo comparabile a quello dei guerrieri e degli sciamani tradizionali.

L’apprendimento di tali tecniche richiedeva originariamente un percorso lungo e rigoroso. Ogni disciplina si ispirava a uno specifico stile di combattimento reale: il Tai Chi per l’acqua, lo Hung Gar per la terra, il Shaolin del Nord per il fuoco e il Baguazhang per l’aria. I primi domatori impararono le basi osservando la natura: i bisonti volanti insegnarono a dominare l’aria, le moli erranti la terra, i dragoni il fuoco e il ciclo delle maree guidò i domatori dell’acqua.

avatar la leggenda di korra locandina

In La leggenda di Korra, tuttavia, questa dimensione mistica viene ridotta a uno strumento da combattimento sportivo. Le arti marziali tradizionali lasciano addirittura il posto al pro-bending, una disciplina da arena che ricorda la boxe o la kickboxing moderna, dove l’obiettivo è semplicemente scagliare l’avversario fuori dal ring. Insomma, il legame profondo con la filosofia orientale si sfalda, trasformando il controllo degli elementi in un semplice superpotere da utilizzare negli scontri.

La desacralizzazione tocca il punto di non ritorno quando la trama decide di rivelare le origini storiche di questo potere. Attraverso la figura del primo Avatar, Wan, si scopre che il controllo degli elementi non fu il frutto di un lungo apprendimento naturale, ma un dono diretto elargito dalle storiche Tartarughe-Leone. Questa spiegazione cancella l’aura di mistero ed equilibrio filosofico costruita in precedenza, riducendo un’arte sacra a una mera abilità ricevuta in regalo.

Il collasso della narrazione: il dualismo tra Bene e Male

Il valore della serie classica si ritrovava anche nella complessità dei suoi antagonisti. Personaggi come il Principe Zuko o la Principessa Azula non erano semplici caricature del male, ma figure sfaccettate e mosse da profonde motivazioni personali, traumi familiari e conflitti interiori. Lo stesso Aang rifiutava l’idea di dover uccidere il Signore del Fuoco Ozai, cercandone disperatamente la redenzione.

La narrazione di La leggenda di Korra abbandona la filosofia del Tao e il concetto di Yīn e Yáng (dove bene e male coesistono in continuo equilibrio) per abbracciare una visione manichea ed eurocentrica. L’introduzione di Raava (lo spirito della luce) e Vaatu (lo spirito dell’oscurità) riduce la mitologia della serie a una classica battaglia tra luce e tenebre, del tutto simile al dualismo di matrice occidentale.

la battaglia tra raava e vaatu in avatar

L’Avatar perde così la sua funzione originaria di ponte tra le due dimensioni e garante dell’armonia naturale, trasformandosi in un supereroe prescelto che deve sconfiggere il “cattivo di turno”, un po’ all Dragon Ball maniera, con tutto il rispetto per il caro Toriyama. Questo mutamento di prospettiva si riflette negli stessi scontri: il culmine della seconda stagione non vede una battaglia tattica basata sulle arti marziali, ma una lotta tra giganti spirituali che si scagliano raggi d’energia, ricalcando le dinamiche dei cinecomic occidentali.

Ecco, la mia critica più profonda è proprio questa: ciò che era nato come una delicata e profonda parabola orientale sull’equilibrio tra uomo, natura e spirito si è così trasformato, nel corso delle sue espansioni, in un prodotto d’azione moderno che ha sacrificato la propria identità filosofica in nome della spettacolarità. Voi che cosa ne pensate?

Gianluca Cobucci

La sua vita è cambiata quando ha letto una frase di William Edwards Deming: "Senza dati sei solo un'altra persona con un'opinione". Da quel momento ha iniziato a leggere e approfondire perché ha fame di conoscenza. Sa a memoria "Il Silmarillion" e cerca di diventare uno Jedi.
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